Musica, tecnologia e inclusione: sono questi i pilastri di una delle iniziative più significative di Abbazie Jazz Digital Festival. Grazie al finanziamento TOCC (PNRR), abbiamo realizzato un progetto rivoluzionario: portare i concerti dell’Abbazie Jazz Festival all’interno degli istituti penitenziari di Teramo (Castrogno) e Sulmona, utilizzando la potenza della realtà virtuale. Non si è trattato di una semplice proiezione, ma di un viaggio immersivo dal profondo valore umano, che ha dimostrato come la cultura possa diventare un potente strumento di rieducazione e speranza, anche nei contesti più difficili.


 

Un viaggio oltre le mura: la magia della Realtà Virtuale

L’esperienza ha offerto ai detenuti la possibilità di “evadere” dalla loro quotidianità, immergendosi in un viaggio sonoro e visivo. Attraverso visori VR di ultima generazione, hanno potuto vivere i concerti jazz registrati nelle splendide abbazie storiche del territorio teramano.

Sebbene le restrizioni tecnologiche non abbiano permesso lo streaming in diretta, i video a 360° sono stati proiettati in differita, in appositi incontri organizzati. Per la prima volta, la tecnologia ha permesso loro di sentirsi fisicamente presenti tra il pubblico del festival, percependo l’emozione e l’atmosfera dei luoghi.

 

Un progetto di crescita personale e rieducazione

L’iniziativa, parte del progetto più ampio Abbazie Digitali, è stata realizzata in collaborazione con l’associazione ITACA. Come ha sottolineato il direttore artistico Carlo Michini, la cultura è uno strumento di rieducazione fondamentale. L’intento era offrire un’esperienza culturale potente proprio a chi vive la privazione della libertà, dimostrando che la tecnologia può abbattere barriere, rendendo la cultura accessibile e inclusiva.

Il progetto ha avuto un’alta valenza trattamentale. La realtà virtuale, in questo contesto, si è rivelata non solo uno strumento di intrattenimento, ma un veicolo con una profonda valenza terapeutica, capace di favorire un processo di rielaborazione emotiva e personale del vissuto.

Le reazioni dei detenuti sono state di grande entusiasmo, un segnale chiaro di come il progetto abbia inciso positivamente sul loro benessere. Questo esperimento dimostra che la tecnologia e il patrimonio culturale possono unirsi per creare percorsi di crescita anche in contesti complessi.

 

Il commento del digital manager e i ringraziamenti

“Abbiamo portato la magia del jazz e della bellezza architettonica delle abbazie dentro le mura del carcere, rendendo l’esperienza disponibile a chi ne ha più bisogno,” ha commentato il Digital Manager Graziano Di Crescenzo. “È solo l’inizio di un percorso che promette di cambiare il modo in cui la cultura viene percepita e vissuta anche nei contesti più complessi. L’augurio è che queste esperienze possano contribuire a costruire un futuro di opportunità e riscatto, dove la tecnologia e il patrimonio culturale diventino strumenti per un cambiamento autentico e profondo.”

Un ringraziamento speciale va alla direttrice della Casa Circondariale di Teramo, Maria Lucia Avantaggiato, e alla responsabile dell’area trattamentale, Patrizia Bruna Boccia, per aver creduto fin da subito nel nostro progetto. Un ringraziamento va anche al direttore della Casa di Reclusione di Sulmona, Stefano Liberatore, e alla responsabile dell’area trattamentale, Elisabetta Santolamazza, per la loro preziosa accoglienza e collaborazione. Il loro supporto è stato fondamentale per il successo di questa iniziativa.

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